una delle mie preferite...
sento il sorriso sfregiato sulla pelle. Fantastico. Mi eccita da impazzire. Quando c'è, e non è malsano è una delle cose che più mi lasciano aprire le ali. Ala rovente. Porto il corpo con i suoi meccanismi al massimo di quello che può spingere la figlia della tecnologia. Mi hanno creato come lei, con dei pistoni e un carburatore. Senti...senti? eccola.
Acqua. i brividi sono veri, dalla nuca --> gomiti, se mi lascio andare anche fino al bacino.
Hai spazzato via tutto. I ricordi affiorano dai mulinelli, galleggianti, mentre noi...torniamo post-apocalittici.
Avevano freddo, gli uomini. La pelle glabra non consentiva loro di stare troppo tempo fuori dal rifugio senza il rischio di morire congelati.
-Andiamocene- aveva detto Occhioluce.
Il ragazzo, come avevano ben intuito gli alti Alaverde, era stato proclamato sciamano e portavoce di quel gruppo sparuto di esseri. Aveva promesso alla sua gente di condurli in una regione dai climi più miti, dove il sole carezzava le loro epidermidi e la selvaggina era abbondante e ottusa. In barba alle previsioni dei più saggi tobiatti, il giovane fece una cosa che ebbe dell'incredibile: durante uno dei suoi pellegrinaggi in giro per la foresta, osservato da occhi delle più svariate forme, si rivolse alla foresta con un linguaggio che nessuno degli altri umani aveva mai usato prima.
Tolse le parole e divenne bestia, e tutti gli altri animali lo riconobbero come un loro simile.
Un matto vicino al confine, un vecchio rifugiato sentimentale. Io sono colui che aspetta la fine. Granello in un oceano di sale. trigpim
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domenica 25 marzo 2012
mercoledì 18 gennaio 2012
RaccontoBreve continua...
Gli uomini, lungi dall'esser parte della foresta, passavano il loro tempo vagando per i confini limitrofi, a volte in gruppo, altre da soli. Miravano al vasto oceano blu che circondava per una buona parte la verde casa: potevi trovarne uno intento a guardare l'acqua salata quasi a ogni ora del giorno.
E ogni tappocorteccia sapeva che fissare insistentemente il mare avrebbe finito per farlo indisporre.
"Non fissate mai il mare negli occhi!" friniva mamma tappocorteccia ai piccoli mentre preparava il nido con foglie di acero miste alla sua bava vischiosa "Potrebbe catturarvi con un onda e divorarvi in sol boccone!". I giovani tappocorteccia non ancora adulti amavano farsi beffa di quella leggenda sfidandosi a chi riusciva a guardare quelle onde ipnotiche più a lungo, ma finivano sempre per darsela a gambe levate al primo schizzo di spuma marina.
Ma gli uomini no. Inspiegabilmente non provavano terrore alcuno e sembravano quasi gioire dell'impeto della schiuma sugli scogli.
Un giorno il più scaltro e bizzarro degli uomini disse: "Perchè non farlo nostro, il mare?". Gli uomini inoltre erano gli unici animali ad avere un linguaggio proprio e pubblico, che non si vergognavano di urlare a pini polmoni per l'intera grandezza della foresta. Il nome di quell'uomo era Occhioluce. Questi esseri impertinenti avevano l'usanza fra di loro di appiopparsi dei nomignoli senza motivo, non erano come tutti gli altri abitanti della foresta che si riconoscevano dall'odore o dal suono che producevano nel calpestare le foglie. Madre e padre di Occhioluce avevano deciso di dargli quel nome per via del costante brillio che portava negli occhi, cosa che in effetti non sarebbe sfuggita neanche al più cieco dei bucacalda. Occhiolouce aveva infatti la capacità di affascinare ogni essere col suo sguardo limpido, al punto che, gli stregoni degli alaverde, dall'alto delle loro tane arboricole in cima ai più maestosi pini, lo definirono mago o incantatore.
E ogni tappocorteccia sapeva che fissare insistentemente il mare avrebbe finito per farlo indisporre.
"Non fissate mai il mare negli occhi!" friniva mamma tappocorteccia ai piccoli mentre preparava il nido con foglie di acero miste alla sua bava vischiosa "Potrebbe catturarvi con un onda e divorarvi in sol boccone!". I giovani tappocorteccia non ancora adulti amavano farsi beffa di quella leggenda sfidandosi a chi riusciva a guardare quelle onde ipnotiche più a lungo, ma finivano sempre per darsela a gambe levate al primo schizzo di spuma marina.
Ma gli uomini no. Inspiegabilmente non provavano terrore alcuno e sembravano quasi gioire dell'impeto della schiuma sugli scogli.
Un giorno il più scaltro e bizzarro degli uomini disse: "Perchè non farlo nostro, il mare?". Gli uomini inoltre erano gli unici animali ad avere un linguaggio proprio e pubblico, che non si vergognavano di urlare a pini polmoni per l'intera grandezza della foresta. Il nome di quell'uomo era Occhioluce. Questi esseri impertinenti avevano l'usanza fra di loro di appiopparsi dei nomignoli senza motivo, non erano come tutti gli altri abitanti della foresta che si riconoscevano dall'odore o dal suono che producevano nel calpestare le foglie. Madre e padre di Occhioluce avevano deciso di dargli quel nome per via del costante brillio che portava negli occhi, cosa che in effetti non sarebbe sfuggita neanche al più cieco dei bucacalda. Occhiolouce aveva infatti la capacità di affascinare ogni essere col suo sguardo limpido, al punto che, gli stregoni degli alaverde, dall'alto delle loro tane arboricole in cima ai più maestosi pini, lo definirono mago o incantatore.
martedì 17 gennaio 2012
RaccontoBreve parte 1
-Non vai a dormire vecchio?- chiese Lupo osservando l'anziano sbadigliare di mascella.
-Ancora no...faccio quattro chiacchiere tra me e me...- si fissano.
-...e si, forse scrivo.-
La foresta di Caldobraccio ospitava calde anime al sole. Animaletti bizzarri. C'erano i trinciaterra, grossi cinghialopodi con zanne ricurve verso il basso, setacciavano il terreno per cercare le succulente larve di cui andavano ghiotti, poi vi erano i tremoloni, ben più bizzarri dei trinciaterra, poichè vivevano tutti l'uno accanto all'altro in un grosso nido mobile, come un'impalcatura, e ogni comunità di tremoloni creava il nido a forma di un animale del bosco, così da non essere vittima dei predatori. I più feroci carnivori, ghiotti per l'appunto della carne grassoccia dei tremoloni, erano i spadaossa: questi erano degli esseri allungati e fusiformi, con 4 paia di zampette da rettile e squame blusatre che prendevano il loro nome dalla colonna vertebrale sporgente e affilata con cui affettavano le malcapitate vittime. Poi vi erano i mangiafoglie, i fruttocchi, i cianciani e così via, ma i più interessanti erano senz'ombra di dubbio gli uomini.
Gli uomini erano pallidi e flaccidi, con 2 braccia e 2 gambe e una testa capelluta. A differenza degli altri animali erano gli unici a coprirsi con la pelle di altri, i più di trinciaterra, e, cosa più importante, non erano in grado di capire il linguaggio della foresta. Benchè alcuni animali si cibassero di altri, tutti loro conoscevano il linguaggio boschivo e, se necessario, come utilizzarlo per comunicare.
Ovviamente anche il più stolto dei pellicciotti avrebbe intuito che cercare di parlare con uno zannalunga mentre sta per mangiarti sarebbe stato inutile, oltre che sgarbato. Così gli animali accettavano delle regole tacite sulla comunicazione, nello stesso modo in cui sapevano che ognuno di loro sarebbe poi stato il cibo dell'altro. Era la legge della foresta, e forse dell'intera natura, e anche il più lento dei pellicciotti l'avrebbe intuito.
-Ancora no...faccio quattro chiacchiere tra me e me...- si fissano.
-...e si, forse scrivo.-
La foresta di Caldobraccio ospitava calde anime al sole. Animaletti bizzarri. C'erano i trinciaterra, grossi cinghialopodi con zanne ricurve verso il basso, setacciavano il terreno per cercare le succulente larve di cui andavano ghiotti, poi vi erano i tremoloni, ben più bizzarri dei trinciaterra, poichè vivevano tutti l'uno accanto all'altro in un grosso nido mobile, come un'impalcatura, e ogni comunità di tremoloni creava il nido a forma di un animale del bosco, così da non essere vittima dei predatori. I più feroci carnivori, ghiotti per l'appunto della carne grassoccia dei tremoloni, erano i spadaossa: questi erano degli esseri allungati e fusiformi, con 4 paia di zampette da rettile e squame blusatre che prendevano il loro nome dalla colonna vertebrale sporgente e affilata con cui affettavano le malcapitate vittime. Poi vi erano i mangiafoglie, i fruttocchi, i cianciani e così via, ma i più interessanti erano senz'ombra di dubbio gli uomini.
Gli uomini erano pallidi e flaccidi, con 2 braccia e 2 gambe e una testa capelluta. A differenza degli altri animali erano gli unici a coprirsi con la pelle di altri, i più di trinciaterra, e, cosa più importante, non erano in grado di capire il linguaggio della foresta. Benchè alcuni animali si cibassero di altri, tutti loro conoscevano il linguaggio boschivo e, se necessario, come utilizzarlo per comunicare.
Ovviamente anche il più stolto dei pellicciotti avrebbe intuito che cercare di parlare con uno zannalunga mentre sta per mangiarti sarebbe stato inutile, oltre che sgarbato. Così gli animali accettavano delle regole tacite sulla comunicazione, nello stesso modo in cui sapevano che ognuno di loro sarebbe poi stato il cibo dell'altro. Era la legge della foresta, e forse dell'intera natura, e anche il più lento dei pellicciotti l'avrebbe intuito.
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